2 novembre a Trieste

Il consueto omaggio ai caduti per la Patria , nel giorno 2 novembre, ha avuto a Trieste, per la prima volta, un particolare e significativo seguito nell’omaggio reso anche ai caduti triestini che avevano combattuto nelle forze armate austro-ungariche nella Grande Guerra 1914 – 1918. 
Dopo la deposizione di una corona di fiori ai piedi del maestoso monumento ai caduti sul Colle di S. Giusto, e i momenti di raccoglimento per esternare sentimenti di omaggio e gratitudine a coloro che hanno sacrificato la vita per l’Italia, le Associazioni combattentistiche e d’arma, con labari e bandiere, si sono recate al vicino  muraglione nord del Castello di San Giusto per portare una corona di fiori alla lapide dedicata ai caduti che avevano combattuto nelle forze armate austro-ungariche della Grande Guerra 1914 – 1918. Era presente anche il labaro della Federazione di Trieste del Nastro Azzurro portato dall’alfiere Vincenzo Carluccio e accompagnato dal Presidente della Federazione, dott. Giuseppe Vuxani.
La Grande Guerra, che diede inizio al “secolo breve”, un secolo di tragedie causate da due conflitti che hanno sconvolto l’Europa, con milioni e milioni di morti, immani distruzioni, la barbarie di trasferimenti forzati di intere popolazioni sradicate dai loro insediamenti storici, viene attualmente rivisitata, a distanza di 100 anni dallo scoppio, con l’animo di trovare un comune cammino di convivenza pacifica, nell’Unione europea, tra stati e popoli che allora erano nemici. 
Quando, il 28 luglio 1914, è scoppiata la Grande Guerra, Trieste era da oltre cinque secoli sotto la dominazione austriaca. Nella città era di stanza il III° battaglione del 97° Imperial Regio Reggimento di fanteria.. Pochi giorni dopo, dall’11 al 13 agosto, più di quattromila uomini di questo Reggimento partirono dalla attuale  Stazione centrale  verso il fronte russo. Una decina di giorni dopo raggiunsero la linea di combattimento nella Galizia, regione allora sotto la dominazione austriaca ed attualmente divisa tra Polonia e Ucraina. Un battaglione, il decimo, restò di stanza sul Carso e, dopo l’entrata in guerra dell’Italia, fu impiegato nella battaglia dell’Isonzo. 
L’Imperial Regio 97° Reggimento era composto da coscritti di lingua slovena, croata e italiana provenienti dalla Carniola, Gorizia e Litorale austriaco (Trieste e l’Istria). Portava il nome del comandante onorifico Georg von Waldstätten. Altri soldati di leva del Litorale furono arruolati nella Kriegsmarine (Marina da guerra austriaca) e in due reggimenti di fanteria della Landwer (difesa territoriale). A Fiume  una parte dei coscritti, generalmente di nazionalità ungherese, fu arruolata nella Honved (esercito nazionale ungherese nell’ambito dell’Impero austro-ungarico). 
Fra tutti coloro che hanno combattuto nelle file austriache il ricordo più significativo è rimasto quello del 97° Reggimento. Inserito nel III Corpo della II Armata sul fronte della Galizia fu ripetutamente annientato e ricostituito, partecipando ad aspri combattimenti con alterne vicende, culminate con il vittorioso contrattacco dopo l’apporto dell’alleato tedesco. Drammatiche furono le vicende di coloro che caddero prigionieri dei russi. Si trovarono in Siberia, nelle peculiari condizioni atmosferiche di quell’area, coinvolti nella rivoluzione bolscevica con combattimenti tra bolscevichi e guardie bianche. Molti morirono di stenti e di malattie, di altri si è persa ogni notizia. Qualche centinaio di nomi è ricordato nei cimiteri militari della Galizia. A Trieste il ricordo collettivo del 97° Reggimento è perpetuato dalla celebre canzone popolare “Demoghela” che ad esso fa riferimento.