Portiamo a casa i nostri Marò

Uno dei primi atti del nuovo Presidente del Consiglio è stato quello di telefonare ai due Fucilieri di Marina, da oltre due anni prigionieri in India . Speriamo che non sia la classica manovra propagandistica ma bensì l’inizio di un’azione risolutiva che si imponga sulle istituzioni indiane, che hanno dimostrato di aver imparato ben poco da quanto insegnato dal Mahatma Ganghi in merito ai diritti civili.

In compenso  la giornalista del "Manifesto" Giuliana Sgrena, rapita ai primi di febbraio del 2004 in Iraq e liberata un mese dopo, non ha speso una sola parola per la scarcerazione dei due militari italiani. Anzi ha scritto un articolo in cui sostiene la tesi secondo cui "un successo della nostra diplomazia potrebbe tradursi in impunità". La Sgrena è sicura della loro colpevolezza, dimenticandosi che Latorre e Girone si trovano in cella per aver svolto il loro dovere e che la stessa Procura Generale indiana ancora non si è dimostrata in grado di formulare le accuse dopo due anni di indagini. Non una parola per la loro scarcerazione, per farli rientrare a casa. Per lei la versione della polizia indiana vale più di quella della nostra Marina, eppure, per la sua liberazione, l'Italia ha pagato sei milioni di dollari. E poi la Sgrena dimentica un altro particolare che però è tutt'altro che secondario: per la sua liberazione ha perso la vita un uomo in divisa, il funzionario dei Sismi Nicola Calipari che le ha fatto scudo col suo corpo quando, durante il rocambolesco viaggio verso l'aeroporto, un militare statunitense, insospettito dall'eccessiva velocità della loro automobile e non informato tempestivamente su chi vi fosse a bordo, ha aperto il fuoco.